Il capitale umano ICT tra i nativi digitali



A cura di Silvia Di Gennaro,


Il capitale umano ICT tra i nativi digitali

L’Osservatorio delle competenze digitali 2014 realizzato dall’AgID insieme ad Assinform, Assintel, Assinter ha analizzato l’andamento delle aziende ICT, mettendo in luce come la formazione sia determinante contro la crisi del settore e come le competenze digitali restino sempre un prezioso asset. La mancanza sul mercato di professionalità specifiche è al primo posto per Manager (55,7%) e Professional (64,2%).

I tre ruoli strategici più richiesti sono: Account Manager (55,7%), Project Manager (50%) e ICT Consultant (34%). Ed ecco le tre figure più difficili da reperire: oltre agli Account Manager (35,8%), anche Software Developer (22,6%) e Business Analyst (21,7%). Difficili da trovare sul mercato anche i Mobile Application Developer per gli Hardware Vendor (60%) e gli ICT Security Manager per le aziende di Digital Solutions (44,4%).

Nonostante il connubio tra giovani e tecnologie digitali, sembra dunque estremamente difficile oggi trovare sul mercato del lavoro competenze informatiche specializzate. La domanda da parte delle aziende in ambito ICT è in costante crescita, a fronte di un’offerta decrescente o non all’altezza delle aspettative. Lo chiamano “skill gap”, la distanza tra le professionalità presenti sul mercato del lavoro e le competenze richieste dalle aziende.

Maggiore responsabile di questo divario sembra essere proprio la tecnologia, la quale ha annientato alcune figure professionali e allo stesso tempo ha generato nuovi bisogni e dunque nuovi prodotti, per i quali le skill professionali 1.0 sembrano ormai insufficienti. La forza lavoro ICT del nostro paese è concentrata su professionalità di livello medio o comunque operativo-pratiche. Il motivo è semplice: gli investimenti in capitale umano sono sotto la media europea e molte volte completamente sbagliati, frutto di studi che non tengono in minimo conto di cosa chiede realmente il mercato. La tabella sottostante mostra le maggiori difficoltà riscontrate dalle aziende nel reperire figure professionali adeguate in linea con i propri bisogni.

 

Figura 1: Fonte Osservatorio delle competenze digitali 2014"Gestione del capitale umano, mercato del lavoro ICT, retribuzioni" di Simonetta Cavasin -OD&M Consulting e Asset Management

 

Oggi, assistiamo ad una profonda trasformazione dei modi di produrre e fare sistema, basata proprio sulle tecnologie digitali. È un fenomeno inarrestabile. Allineare le competenze digitali disponibili a fabbisogni in continuo divenire è oramai condizione essenziale per fare impresa e creare occupazione. Quello che manca è un’analisi sui trend e sulla continua trasformazione dei profili ICT, uno strumento di job-intelligence, che non crei solo laureati, ma anche professionisti.

Il futuro impone il cambiamento e la direzione intrapresa sembra quella di cercare figure aziendali più innovative. Una di questa è lo Chief Robotics Officer. Il CRO, o Capo della Robotica, è un professionista a cavallo tra la robotica e l’Information Technology tradizionale. Secondo gli analisti di Myria Research nei prossimi dieci anni circa 600 su mille aziende di software, hardware o servizi che operano a livello globale avranno un CRO nel proprio organico.

Un trend che interessa anche settori diversi dal tech, dal manifatturiero all’healthcare, passando per l’agricoltura, e che potrebbe arrivare a valere più di mille miliardi di dollari nel 2025. E non dimentichiamoci del design, parola associata oggi ad un’infinità di ambiti, primo tra tutti l’Internet of Things. Pensiamo a tablet e smartphone, al wearable tech e ai sensori beacon, con loro è cambiato completamente il nostro modo di interagire con “cose” che fino a pochi anni fa erano solo strumenti passivi.

Tale interazione richiede grafiche accattivanti, design sofisticato, cura dei dettagli, stili innovativi e di tendenza. La parola d’ordine sarà dunque “contaminazione”: nel mondo ICT chi ha competenze ingegneristiche andrà a contaminarsi con chi ha competenze software, di industrial design o di interazione uomo-macchina, creando le figure professionali 2.0, dotate di competenze nuove e in continuo aggiornamento, multitasking e adattabili ai trend di mercato.