Verso un Design Unificato



A cura di Marina Masi,


Verso un Design Unificato

In uno scenario in cui il numero di utenti web da dispositivi mobili supera quello da dispositivi tradizionali, diventa sempre più d'obbligo pensare ad un design appropriato: la cosiddetta "responsiveness".
Molti sviluppatori e designers fanno riferimento al termine 'responsive design' come sinonimo per indicare qualcosa in grado di ridimensionarsi, più o meno correttamente, su qualsiasi tipo di dispositivo. In realtà non è così semplice:
"Il Web design responsive è un approccio che suggerisce che il design e lo sviluppo devono rispondere all'esperienza utente tenendo conto della grandezza dello schermo, della piattaforma e dell'orientamento [...]".

Quando si progetta 'responsive' bisogna prendere in considerazione una serie di fattori quali:

  • Risoluzione dello schermo ed orientamento: come si riorganizza il contenuto a differente risoluzione ed orientamento del dispositivo;
  • Immagini flessibili: ridimensionare l'immagine o ritagliarla e visualizzarne solo una parte;
  • Layout differenti: cosa mostrare e cosa no, con quali tecniche si mantiene l'applicazione intuitiva;
  • Contenuti e funzioni: quali funzioni sono necessarie in base al dispositivo, come riorganizzare la navigazione, come rendere coerenti e simili da usare le differenti versioni.

Tenendo conto di queste considerazioni, è chiaro che lo stesso prodotto vada necessariamente riprogettato per divenire funzionale sulle varie piattaforme; non si può far affidamento su un banale copia-incolla.
Alla luce di questa piccola panoramica si può estrapolare una lista di "passaggi chiave" da seguire per sviluppare un’applicazione in grado di essere davvero 'responsive'.

Contestualità e riduzione controllata delle funzioni
Mentre un’applicazione desktop può permettersi di mantenere una barra degli strumenti sempre attiva su una parte dello schermo, un’applicazione mobile (tablet o smartphone) deve cercare di ridurre al minimo lo spazio tolto alla visualizzazione primaria. Questo lo si ottiene rendendo visibili gli strumenti soltanto quando questi diventano necessari (click o gesture su un’area). Gli elementi diventano tutti "galleggianti" nell'interfaccia, pronti cioè a scomparire restituendo l'area occupata alla funzione principale.

Modalità di funzionamento
Un’applicazione propriamente disegnata per la “responsività” deve essere in grado di ridurre le funzioni disponibili in base al dispositivo. La maggior parte delle volte, un utente da dispositivo mobile ha bisogno di un set veramente ridotto di funzionalità. Le voci superflue possono eventualmente essere rese disponibili attivando un’opportuna "modalità" di funzionamento. Un’interfaccia semplice rende anche più intuitiva un’applicazione. La regola deve essere quella di non sovraccaricare l'utente.

Tocco multiplo
La tecnologia rende disponibile l'input mediante tocchi multipli. Il design deve quanto più evitare di affidarsi esclusivamente a questa possibilità. Nei dispositivi piccoli è molto più probabile che l'utente abbia soltanto una mano libera ed è ancor più probabile che non sia disposto ad usare quella che non regge il dispositivo (vedi smartphone). Bisogna posizionare gli elementi in modo da renderli accessibili con un dito o al più con una sola mano e rendere l'utilizzo di più tocchi (o mani) lo strumento per accedere a funzioni avanzate o scorciatoie.

Psicologia del tocco
Il fatto di toccare lo schermo collega emozionalmente le immagini all'esperienza reale. L'utente si aspetta di poter fare le stesse operazioni che compie fisicamente sullo schermo del dispositivo. Questo si traduce in un utilizzo più intensivo del trascinamento, della composizione e della gestualità.

Concludiamo con una regola d'oro per qualsiasi sviluppatore, una regola che può essere riportata a qualsiasi altro contesto e che, in fondo, non è altro che un 'redesign' del Rasoio di Occam:

“If you want a golden rule that will fit everybody, this is it: Have nothing in your houses that you do not know to be useful, or believe to be beautiful” - William Morris (1880).