Le principali evoluzioni delle interfacce grafiche negli ultimi anni

Le principali evoluzioni delle interfacce grafiche negli ultimi anni
11 gennaio 2016 Martina Manuello

Chi sviluppa o propone nuove interfacce utente deve tenere conto delle specificità hardware dei dispositivi su cui verranno utilizzate, ma soprattutto conoscere e capire le esigenze dei clienti. Nel mercato tecnologico vengono immessi continuamente nuove tipologie di dispositivi informatici interattivi, talvolta con caratteristiche comuni, ed è importante essere capaci di costruire interfacce capaci di generare user experience tali da fare la differenza nell’acquisto di un dispositivo.

Ma iniziamo ad analizzare a piccoli passi le evoluzioni dell’UI e delle tendenze più importanti degli ultimi anni.

Con il lancio del primo iPhone nel 2008, la Apple ebbe la necessità creare un’interfaccia grafica estremamente intuitiva. Il dispositivo infatti era completamente nuovo per chiunque e doveva rapportarsi al mondo reale in modo da essere compreso e usato da tutti. L’idea era quella di riprodurre quasi fedelmente gli oggetti ben conosciuti nella realtà a partire dai materiali di cui sono fatti (pelle, vetro, legno, carta) e imprimergli consistenza e solidità (spessore, rotondità, profondità, volume), in modo tale che l’utente potesse familiarizzare velocemente con le interfacce del mondo digitale. Questo tipo di approccio prende il nome di scheuomorfismo.

In ambito informatico, sono scheumorfici tutti quegli elementi che vanno ad emulare il reale funzionamento o l’aspetto di un oggetto fisico. Centinaia sono gli esempi a riguardo, basti pensare ai calendari solitamente rappresentati con le fattezze di un taccuino, o le app per prendere appunti con una grafica che rimanda ai post-it o ad una pagina di un’agenda, o un qualsiasi software di lettura in cui viene riprodotto il libro e si simula il gesto di sfogliare le pagine: il passaggio tra una pagina e l’altra è reso così realistico da far percepire il dispositivo come se fosse un vero e proprio libro. Alle volte vengono anche inseriti effetti sonori. Gli scheumorfismi, infatti, riguardano non solo la modalità di interazione e l’aspetto visivo, ma anche la percezione uditiva. Pensiamo ad esempio al rumore dello scatto quando uno smartphone fa una foto.

Tra il 2008 e il 2012 nel mondo della grafica c’è stato un proliferare quasi incontrollato dello Skeumorphic Design sulla scia del modello Apple, rivelandosi decisamente funzionale in quanto rendeva la fruizione del sistema molto più semplice e intuitiva. Se pur in quegli anni fu una vera e propria rivoluzione, con il tempo lo si accusò di essere troppo distante dalle nuove tendenze visuali e con inutili ornamentalismi, oltre che estremamente pesante e lento nel caricamento. Era diventato necessario ottimizzare il design delle interfacce in relazione alle risorse. Si soppiantò questo tipo di tendenza e si adottò una nuova filosofia grafica, il Flat Design.

Se l’avvento dello scheumorfismo si può ricollegare ad Apple, quello del Flat Design è sicuramente attribuibile al rebranding di Microsoft dal 2010 in poi. Proprio per differenziarsi dal design della Apple, Microsoft utilizzò uno stile completamente personalizzato basato sul minimalismo e la rappresentazione degli oggetti tramite forme piatte e monocolore organizzate in griglie: il Metro style (quello che vediamo da Windows 8 in poi e su Windows Phone). I vezzi grafici, come ombre e sfumature, vennero ridotti al minimo facendo sparire qualsiasi cosa richiamasse alla tridimensionalità e alla matericità dell’elemento grafico.

Questo stile si differenzia dal precedente proprio per la tendenza a rompere ogni legame con il mondo reale. Colori primari, riquadri perfetti con transazioni secche e immediate, tipografia studiata con font di grande impatto visivo e lettering elaborati sono i pilastri dell’idea Microsoft. Inoltre, la sua semplicità lo rende molto più adattabile, leggero e perfetto per il mobile. Mentre era in atto la grande contesa sulla scena della UI fra le case Apple e Microsoft, rispettivamente con il loro Skeuomorphic e Flat, Google si è inserita silenziosamente presentando il 25 giugno 2014 durante la Google I/O un nuovo design che sintetizza i precedenti prendendo i migliori aspetti da ciascuno e creando qualcosa di estremamente innovativo: Il Material Design.

L’idea di base è quella di rendere “materiali” gli elementi grafici, che non sono più piatti e senza ombre come nel Flat Design, ma assumono uno spessore e una fisicità nello spazio simile al realismo dello Scheumorfismo. Le view acquisiscono profondità e realismo in quanto tutti gli elementi vengono posizionati su diversi layer (uno sopra l’altro) dando a ciascuno il giusto collocamento in base alla sua importanza. In questo modo l’utente focalizza la sua attenzione solo sugli elementi in primo piano, quali pulsanti o il menu di navigazione.

Anche le animazioni sono fortemente studiate. Sono sensate e coerenti, la conseguenza di un gesto, e quindi di un’intenzione dell’utente. Il movimento delle forme geometriche ne definisce le caratteristiche fisiche, ci fa comprendere il peso, la rigidità e la flessibilità di un oggetto. Anche in questo caso torna la metafora del materiale: il movimento deve richiamare il comportamento degli oggetti fisici nel mondo reale.

Il Material Design è destinato ormai a rivoluzionare l’aspetto grafico dei mondi web e mobile. Ha già contagiato il restyle di alcune app e siti web. Android ha addirittura sviluppato un sistema interamente basato su questo nuovo design con Lollipop. Ma questo è solo l’inizio di un evidente successo che porterà ad un totale rinnovamento.