UX: dall’operatività all’usabilità

UX: dall’operatività all’usabilità
3 gennaio 2017 Marina Masi

L’esperienza utente di un applicativo software costituisce uno degli elementi fondamentali per la buona riuscita e la piena soddisfazione del committente o dell’utente finale. Per quanto “sotto la scocca” possano essere implementati i più sofisticati, evoluti e perfettamente funzionanti algoritmi, l’elemento che rimane impresso nella mente dell’utilizzatore è proprio questo: la percezione personale su aspetti quali l’utilità, la semplicità nell’utilizzo e l’efficienza complessiva.

Dal punto di vista dello sviluppo, invece, l’evoluzione di piattaforme “low-code” permette di ottimizzare le risorse, lasciando da parte una serie di complicazioni tecnologiche e permettendo quindi di dedicare una maggiore attenzione agli aspetti di UX (User eXperience). Quando gli sviluppatori lavorano senza alcuna direttiva sulle interfacce utente, le domande a cui sono portati a rispondere sono semplicemente di natura tecnica: “Funziona? Funziona senza errori?”. La prospettiva cambia sostanzialmente quando, oltre ai quesiti riguardanti l’operatività, si aggiungono le questioni di usabilità: “Come funziona quando lo utilizza un utente che ci lavora 100 volte al giorno? E’ intuitivo? E’ fruibile?”.

Nei momenti principali dello sviluppo, quali analisi dei requisiti, programmazione e testing, ci sono specifiche domande che uno sviluppatore, attento alla UX, dovrebbe sempre porsi.

Fase di Analisi dei requisiti

Durante questa fase preliminare, il primo compito è quello di tenere sempre a mente per quale motivo l’utente ha necessità di utilizzare l’applicativo. Questa domanda aiuta lo sviluppatore contemporaneamente a rispettare le specifiche tecniche e a tenere presente lo scopo che l’utente finale deve raggiungere. Ad esempio, quando si crea una vista su un database da 100 colonne, nel decidere quale sottoinsieme di queste ultime dovrà essere visualizzato, sarebbe interessante chiedersi: cosa sta cercando l’utente? Perché dovrebbe scorrere tutta la lista? Cosa lo potrebbe aiutare ad accelerare il processo di ricerca?

Un aspetto da non trascurare rispetto a quanto affermato, è quello relativo alla cadenza di utilizzo. Se l’applicazione è mirata ad un utilizzo frequente, bisogna tener conto del fatto che l’utente apprenderà presto ad utilizzarlo in maniera corretta. In questo caso ci si aspetterà quindi una elevata efficienza ed una serie di accorgimenti (utilizzo di scorciatoie da tastiera, operazioni di massa sui dati) volti a ridurre eventuali colli di bottiglia (si pensi ad una applicazione B2B, nella quale degli agenti devono riempire form di ordini per centinaia di clienti e prodotti).

Al contrario, quando l’applicazione deve essere orientata all’utilizzo da parte di utenti poco esperti o sporadici, bisogna puntare su semplicità ed intuitività, anche al costo di sacrificare l’efficienza. Ad esempio, in un’e-commerce, conviene guidare l’utilizzatore con una serie di passaggi obbligati.

Fase di Sviluppo

Durante la programmazione è fondamentale osservare i seguenti due principi: ordine e coerenza. Una interfaccia utente con un layout povero, con elementi male allineati e confusionario, trasmette all’utente una sensazione di sfiducia, abbassando la percezione della qualità del prodotto, indipendentemente dalle “magie” che avvengono dietro le quinte. Per migliorare la consistenza è necessario assicurarsi che, in tutti i punti dell’applicativo, vengano usate le stesse convenzioni (chiamare le stesse cose con lo stesso nome) e che elementi con la stessa funzionalità vengano posizionati sempre allo stesso modo. Per avere un’idea chiara del “look-and-feel” che l’applicativo avrà alla fine, è importante inoltre che lo sviluppatore abbandoni la cattiva abitudine di popolare, al fine dei test, i campi con dati casuali e del tutto non rappresentativi (“test1”, “test2”, “xxxxxx”, …).

Fase di Testing

Se privo di informazioni sul contesto, lo sviluppatore tende a programmare per se stesso, allontanandosi dal profilo tipico dell’utente. Lo scenario ideale sarebbe quello di condurre dei test di usabilità ma, molto spesso è sufficiente, almeno in una fase iniziale, far provare l’esperienza del software ad un utente, senza guidarlo in alcuna maniera attraverso i passaggi che deve compiere. Questa semplice manovra può portare ad una visione più approfondita delle problematiche o, addirittura, ad cambio del paradigma utilizzato.

Gli sviluppatori a volte peccano di attenzione nei confronti di questi aspetti a cui sono meno “dedicati” per formazione e vocazione intrinseca. Bisogna invece comprendere che la buona riuscita di prodotto è affidata per una grossissima percentuale a quanto intuitiva, veloce ed agevole è l’esperienza utente. Questa semplice “check list” può fornire un piccolo spunto di riflessione volto ad porre maggiore attenzione su una disciplina dietro cui si cela una vera e propria scienza (fatta di criteri e regole ben precise) ma che troppo spesso viene trascurata e lasciata al caso. E’ molto importante guidare gli sviluppatori a migliorare la qualità dei loro prodotti, riducendo l’impatto sull’utente finale in termini di curve di apprendimento e riuscire in questo modo ad evitare e/o arginare eventuali richieste di modifiche ed adattamenti futuri.

 

[Fonte UX Magazine – The Developer’s UX Checklist, Gonçalo Veiga]