Virtualizzazione vs Cloud Computing

Virtualizzazione vs Cloud Computing
9 novembre 2015 Alessio Sciuto

La virtualizzazione separa infrastrutture fisiche per creare diverse risorse dedicate. È la tecnologia fondamentale che alimenta il cloud computing.

“Il software di virtualizzazione consente di eseguire più sistemi operativi e più applicazioni sullo stesso server, allo stesso tempo,” ha detto Mike Adams, direttore del product marketing di VMware, un pioniere della virtualizzazione e dei software e servizi cloud. Esso consente alle aziende di ridurre i costi IT aumentando l’efficienza, l’utilizzo e la flessibilità del loro hardware esistente.

La tecnologia alla base della virtualizzazione è conosciuta come Virtual Machine Monitor (VMM) o virtual manager, che separa gli ambienti di calcolo dall’infrastruttura fisica reale. La virtualizzazione rende server, workstation, storage e altri sistemi indipendenti dal livello hardware fisico. Questo avviene installando un Hypervisor al di sopra del livello hardware, in cui vengono installati i sistemi.

Sostanzialmente la virtualizzazione si differenzia dal cloud computing perché costituisce un software che manipola l’hardware, mentre il cloud computing si riferisce a un servizio che deriva da tale manipolazione. La virtualizzazione è un elemento fondamentale del cloud computing e contribuisce ad accrescerne il valore; la maggior parte della confusione deriva dal fatto che la virtualizzazione e il cloud computing collaborano assieme per fornire diversi tipi di servizi, come nel caso dei cloud privati.

Esistono due tipologie di cloud:

 

  • Cloud Pubblico
  • Cloud Privato

Un servizio di Cloud pubblico è fornito tramite internet “as a service” e l’infrastruttura del cliente o le sue applicazioni sono ospitati dal fornitore Cloud presso la sede stessa del provider che potrebbe non avere una sede ben definita e cambiare anche dinamicamente. Il cliente non ha visibilità e controllo su dove vengono ospitati i propri server/applicazioni. Il core dell’infrastruttura è condivisa, ma i dati e l’applicazione di ciascuna applicazione/cliente sono logicamente segregati in modo che solo gli utenti autorizzati vengano ammessi. I servizi di public Cloud garantiscono quindi scalabilità, ma il rovescio della medaglia di tanta flessibilità è il poco, se non inesistente, controllo sull’infrastruttura, sulle scelte future tecnologiche e sulle scelte riguardanti policy e sicurezza.

Con il servizio di Cloud privato l’infrastruttura di calcolo è ospitata su una piattaforma privata che spesso si trova nel datacenter del cliente, ma che può essere offerto anche su datacenter del provider. La piattaforma è completamente dedicata sia a livello di risorse computazionali che a livello di rete. In questo modello le aziende possono spesso decidere quale tecnologia utilizzare, chiedere customizzazioni e risolvere definitivamente il problema della privacy e della sicurezza pur mantenendo la flessibilità e le caratteristiche tipiche di una tecnologia Cloud.

I principali vantaggi del cloud privato sicuramente risiedono in:

  • Maggiore controllo: L’hardware è in loco e le società possono controllare meglio i loro dati e supervisionarli.
  • Maggior sicurezza: I servizi Cloud privati sono dedicati ad una singola organizzazione per cui l’hardware, il software e la rete possono essere progettati per garantire elevati livelli di sicurezza.
  • Maggiori performance: L’hardware è dedicato e si può quindi optare per una qualità migliore; non si rischia mai di avere problemi di perfomance dovuti ad overbooking.
  • Customizzazione: Prestazioni hardware, prestazioni della rete, prestazioni di storage possono essere personalizzate nel Cloud privato.

Va infine considerata una terza tipologia di cloud: il Cloud ibrido. Esso rappresenta una via di mezzo tra il cloud pubblico e privato e cerca di sfruttare i vantaggi di ognuno dei due modelli lì dove l’altro è più debole. Uno dei rischi più grossi nella scelta di un cloud di tipo ibrido è la mancanza di consistenza operativa. Ciò significa che malgrado i sistemi delle aziende solitamente dispongono di una piattaforma comune di gestione, in questo modo le risorse cloud potrebbero invece essere gestite da sistemi ed interfacce diversi.

Sebbene la complessità di una soluzione ibrida per il problema di integrazione accennato, sia maggiore rispetto agli altri due modelli, il cloud ibrido è una soluzione ottimale per le aziende che invece vogliono delegare la gestione di una parte delle informazioni e delle proprie elaborazioni all’esterno mantenendone altre all’interno, ovvero quelle che ritengono più sensibili o strategiche.